sabato 29 giugno 2013

GIAPPONE E LUOGHI COMUNI: “NON È TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA” – I PARTE

Negli ultimi giorni, non appena il tempo me lo permetteva, mi sono divertita a cercare informazioni sul Giappone,  al fine di scoprire qualcosa di nuovo, di arricchire le mie conoscenze in merito… perchè non si finisce mai d’imparare su un paese così lontano in chilometri e in mentalità. Ho visto tanti bei video e letto anche articoli di persone che hanno a che fare col Giappone tutti i giorni e che espongono critiche interessanti.
Molti degli argomenti più gettonati si riassumono nelle seguenti frasi: “Vedere il Giappone da turisti è diverso dal viverlo”; “Non è tutto oro quello che luccica”, proverbio che ho usato come titolo di questo post; “Il Giappone ha un sacco di problemi”.

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Sono tutte frasi esatte… Il Giappone non è il sogno esotico perfetto e ha un sacco di problemi, è un paese come gli altri e idealizzarlo è sbagliato, (poi lo si puo’ amare a prescindere, difetti compresi), ma quel che mi chiedo è perché la gente non dovrebbe già saperlo. Perché questo senso di allerta, questo tono di avvertimento, di segnalazione? Perché in pochi studiano e s’informano, è vero, ma soprattutto perché, ammettiamolo, stiamo talmente male in Italia, da voler sognare un po’ su paesaggi lontani, tanto da vederne solo i lati positivi! A prescindere, questo senso di allerta di chi critica tanto, pur non essendo sbagliato, suona più come un bisogno di parlare controcorrente per farsi notare… Cosa vogliam dire? Che il Giappone è alla fin fine un paese come gli altri e che è solo meno peggio di paesi come l’Italia? Francamente, per come sta di merda l’Italia al momento (e l’Europa appresso), il meno peggio è già oro colato a cui aspirare!
In questi giorni, fra vari post e video, ho così trovato esagerate sia le parole di chi esalta troppo il Giappone sia quelle di chi li critica: entrambe le parti erano mosse da pregiudizio… Perché chi esalta troppo sta in Italia e aspira a un modello migliore, chi critica sta magari in Giappone per studio o lavoro e sente la mancanza del paese nostrano (la cui percezione, dopo tempo, si basa più sui bei ricordi che sulla realtà). Questi estremi pensieri mi hanno dato l’idea di scrivere questo post, uno studio generale sui pregi e difetti del paese del Sol Levante, in contrapposizione però al resto del mondo, dato che non esistono civiltà perfette e ideali sulla terra su cui fare il paragone!
Andiamo allora a vedere in modo più obiettivo possibile come si presenta il Giappone agli occhi del mondo (partendo dai luoghi comuni), quali sono i principali problemi, e che percezione ne abbiamo noi, secondo punti di vista diversi.

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1 – In Giappone lavorano come pazzi
Il luogo comune per eccellenza sul Giappone: tutti pensiamo che i giapponesi si ammazzino di lavoro tutto l’anno, ma c’è chi dice “no”.

Nel 2007, come avrete letto nel resoconto del viaggio, abitavo con Harry in un appartamento in zona Akihabara, vicino c’erano degli uffici e ho visto con i miei occhi impiegati lavorare fino a tardi, come li ho visti recarsi in massa al lavoro la mattina, come l’ho visto per mezzo dei servizi perfettamente funzionanti… se le cose funzionano, è perche dietro ci lavorano persone con senso del dovere e responsabilità.
C’è chi dice che non è vero che lavorano tanto e che la spiegazione del fare tardi tutte le sere sta nella lentezza dei giapponesi, che non sono mai in grado di finire il lavoro in tempo. Ok… ma se il senso di responsabilità li porta comunque a restare sul posto pur di concludere, non è sbagliato dire che siano dei gran lavoratori! In Italia ci sono impiegati pubblici che non svolgono manco 1/10 delle loro mansioni e poi se ne tornano allegramente a casa!
Quindi confermerei che lavorano tanto, anche per colpa loro e per troppo senso del dovere, certamente, ma comunque lavorano.

2 – I giapponesi sono gentili e rispettosi.
È la prima cosa che notano tutti i turisti, ma c’è chi dice che la gentilezza è SOLO per i turisti.

La lingua giapponese fonda alcune regole importanti proprio sulla gentilezza e sul rispetto per il prossimo, il tutto in modo gerarchico. Quindi già solo il parlare trasmette tanta gentilezza e rispetto. È innegabile.
Un turista è già di per sé rispettato perché smuove l’economia, (ed è giusto che sia così), allora quando chiedono informazioni, molti giapponesi si strappano i capelli pur di riuscire ad aiutarli! Ho visto giapponesi portarmi la valigia su per le scale perché non ce la facevo, altri hanno lasciato perdere tutti loro impegni, pur di accompagnare me e a Harry a destinazione, persino alla ricerca di un fouton! Non possono essere casi isolati; la gentilezza nei confronti dei turisti c’è e si vede.
Ho letto però testimonianze di persone che, passando dall’essere turisti a stranieri in senso lato, stranieri che si stabiliscono, hanno notato un cambiamento nell’atteggiamento dei giapponesi… Qui conoscere l’indole giapponese e un po’ di storia del Giappone aiuta a capire perché si verifica questo.
Dovete sapere che i giapponesi si vantavano fino a poco tempo fa di essere una razza pura, una razza non contaminata (erroneamente, dato che la loro stessa origine pone dei dubbi) fino all’apertura forzata, che gli venne imposta dagli americani. Il Giappone voleva restarsene chiuso per i fatti suoi, ha sempre in passato guardato ai rapporti col resto del mondo al limite della convenienza, limitandosi a imparare il bello altrui per elaborarlo a suo modo, però poi chi s’è visto, s’è visto e ognuno a casa sua.
Si tratta di una forma di razzismo? Può essere. Li vogliamo condannare perché preferiscono pensare alla loro “razza”, prima degli altri? Li vogliamo condannare perché preferiscono dare prima lavoro a chi è giapponese di nascita? Guardando poi ancora al passato… Il Giappone è stato costretto ad aprire le porte all’occidente, gli abitanti erano da un lato eccitati di vedersi arrivare all’improvviso tante novità che non avevano mai visto, ma dall’altro spaventati di perdere l’identità, la genuinità dell’essere giapponesi. La letteratura del periodo non fa che analizzare questo momento di confusione, perdita, insicurezza, paura… ed è forse anche per questo che il Giappone ha imparato a conservare il vecchio, accostandolo al nuovo. Sono davvero pochi i paesi che in questo mondo globalizzato cercano di difendere la patria… Non è propriamente razzismo, sono punti di vista differenti e io li rispetto per la scelta, soprattutto per il fatto che vedo ogni giorno un’Italia e una Roma perdute della loro identità a causa anche delle mille culture che vi entrano e con assurda pretesa pretendono di fare come se fossero a casa loro.

Concludendo, i giapponesi sono gentili finché non ci stabiliamo a casa loro, pretendendo di diventare come loro. Razzisti? Puo’ essere. Pero diciamocelo… Nel mondo attuale si grida al razzismo in qualunque momento, anche quando è motivato dal bisogno di salvaguardare la propria cultura e il proprio paese da contaminazioni inutili.
3 – In Giappone non esiste microcriminalità
Stupisce sempre tutti! I giapponesi sono obesti e non ruberanno mai! Ma c’è chi dice che non è così…

Altro luogo comune, in Giappone nessuno ruba, quindi puoi andare in giro con borsa aperta, portafoglio e cellulare in bella vista. Ora… È ovvio che qualche furto in ‘sto paese deve essere avvenuto, altrimenti i manga di Detective Conan sarebbero stati impossibili da partorire per un giapponese, pur avendo sotto mano l’esempio di Lupin e Sherlock! I ladri ci sono pure in Giappone, utopico è pensare che non esistano e non siano mai esistiti. È il paragone con gli altri paesi che ovviamente conta.
La scorsa settimana leggevo un post interessante che sfatava il mito dell’assenza di furti in Giappone… L’autore aveva subito molti furti e raccontava di altrettante persone che si erano viste sparire la moto tipo 3 o 4 volte! Il paragone con l’Italia diventava nullo, erano quasi la stessa percentuale di furti. Questa cosa mi ha un po’ stupito perché nel mio unico viaggio a Tokyo ho visto davvero giapponesi andare in giro in tutta tranquillità con le borse aperte, pressati nelle metro, come una volta assieme ad Harry vedemmo un portafoglio a terra, con la gente che gli passava vicino e lo ignorava, che non provava nemmeno a guardare se dentro ci fossero dei soldi da mettersi in tasca. Quante probabilità ci sono di vedere scene simili in Italia? Com’è possibile che la percentuale di furti in Italia e in Giappone sia la stessa, quando per 30 anni qui a Roma non ho mai visto nessuno fare l’onesto, e in un mese a Tokyo ho assistito a più episodi di onestà?
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totoro
Per oggi (stanotte in realtà) mi fermo qui, farò una seconda parte appena analizzerò altri punti interessabti ;) Intanto cosa ne pensate di questi 3 punti che ho citato/analizzato e in generale delle critiche e degli elogi che girano per il web? Sfogatevi pure nei commenti, se ne avete voglia! Jaa ne! :*

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